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Giovane messinese, classe 1976, Giuseppe Lisciotto, diplomatosi al liceo artistico “Annibale Maria di Francia” di Messina nel 1993, dopo un lungo periodo di indecisione formativa, ha conseguito il diploma di laurea in illustrazione e grafica presso l’Istituto Europeo di Design (IED) di Roma e nel 2002 ha seguito un corso d’illustratore e grafico presso l’Ecole Nationale Supérieure des Arts Décoratifs (ENSAD) di Parigi. Realizza pitture, illustrazioni, fotografie. Artista eclettico dunque, ma che rifiuta le attuali tendenze concettuali in nome di una manualità pittorica libera ed emozionale, dandoci una ennesima conferma di quella rivalutazione del romantico operata da molti giovani artisti italiani. L’impianto apparentemente naif dei suoi dipinti non deve però trarre in inganno: infatti il suo allontanamento dal realismo accademico è intenzionale e volontario (dalle sue illustrazioni risultano infatti evidenti le sue abilità tecniche e compositive), non avviene affatto in maniera ingenua, Lisciotto riesce perfettamente a mantenere una spontaneità di linguaggio non indifferente, anzi, la ricerca, la insegue, volendo sfuggire ad ogni sorta di canonizzazione del visibile, per raggiungere un livello più sensibile del suo esprimersi. La ripetizione delle figure, in molte sue tele, conferma l’influenza dell’opera grafica di M. C. Escher; ma Lisciotto non vuole, come Escher, farsi beffa della nostra percezione visiva, bensì dare forma ad un proprio mondo surreale con un’innocenza da “fanciullino” pascoliano. Forme e colori sono il veicolo della sua umanità e di un animo che si allontana volontariamente dai tanto emulati stili avanguardistici. Il tratto giocoso, spensierato, quasi puerile, che fu mezzo di sperimentazione per molti pittori degli anni ’60 come Cy Twombly o Jean Dubuffet è adesso traccia necessaria del linguaggio personale del giovane artista siciliano. Questo grafismo si impone forse come sinonimo di veridicità e naturalezza, facendosi unica prosecuzione possibile della lezione pittorica naif. Caratterizzato da una visionarietà che ricorda la pittura neo-figurativa di Emilio Tadini, Giuseppe Lisciotto esegue una personale ricostruzione prospettica del paesaggio attraverso un ingenuo uso dell’effetto grandangolare. Pasquale Fameli
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